[I libri che leggo by Fulvia Leopardi]
 




Duma Key, di Stephen King

Duma Key, di Stephen KingDopo aver perso un braccio in un incidente che gli è quasi costato la vita, Edgar Freemantle si trasferisce in Florida, a Duma Key, dove scoprirà una seconda vita da pittore: ma i suoi quadri, soprattutto quelli ispirati dal braccio fantasma, cominceranno presto ad essere qualcosa di più di semplici dipinti…
Premesso che ultimamente Stephen King scrive un libro buono e uno orrendo (La torre nera, bruttarello, Colorado Kid, leggibile, Cell, carino ma già sentito, La storia di Lisey, orrendo, Blaze, né carne né pesce), dopo una settimana di tentennamenti la sottoscritta ha deciso di farsi coraggio ed affrontare l’ultima fatica del Re, forte anche della tiratura americana di un milione e mezzo di copie, e delle recensioni americane che scrivevano come il King dei tempi migliori fosse di nuovo tra noi. In me, il romanzo, ha suscitato emozioni discordanti: posto che non aggiunge nulla all’universo kinghiano, e che ci sono molte situazioni già viste (le bambine morte - “Shining”, il talento frutto di una menomazione…fisica o mentale che sia, mi viene in mente “Il miglio verde”, la vecchia su una veranda, “L’ombra dello scorpione”, un gruppo di persone incontratesi che deve sconfiggere un nemico non umano…), in alcune pagine sembra di rivedere il King dei tempi migliori. Detto questo, laddove le oltre mille pagine di IT non pesavano minimamente, le centinaia di pagine di prologo di “Duma Key” sono, in molti punti, una rottura di p*lle assurda: ho cercato un modo più elegante per dirlo, ma arrivata a pagina 400 - oltre la metà - con il libro ancora si perde in discussioni sulla carriera artistica di Edgar, beh..la tentazione di mollare è forte; però, anche se non c’è la stessa magia di It, Duma Key è un libro che, volente o nolente, sei ‘costretta’ a leggere, non fosse altro perché (almeno per me) passate le 100 pagine, dovessi metterci una vita, l’imperativo categorico è “finire”. La fatica, comunque, non viene mica tanto ricompensata: la fine è piuttosto veloce e lascia quel sapore di insoddisfazione, non perché il libro finisce, ma perché uno si chiede: “Ammazza, così facile? Tutta ’sta fatica per niente?”
Consigliato ai fan duri e puri di King (se siete new entry, meglio cominciare da qualcosa di meglio!), a chi piacciono i mattoni (sia come volume che come lettura): se il libro fosse stato lungo 5/600 pagine invece di quasi 800, beh: ci avremmo solo guadagnato. Stephen King è tornato? Forse yes, forse no

Letto e recensito da FulviaLeopardi | link | commenti (2)